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Storia della parrocchia di Riola

 

chiesa di montecavalloro2.jpg (35946 byte)Fin dal XIV secolo la Parrocchia di Riola si chiamava "San Giorgio di Montecavalloro” la Chiesa e la Canonica erano sopra l'altura omonima, posta nel territorio parrocchiale verso levante. La chiesa di Montecavalloro è ormai sconsacrata e semidiroccata.

Nel 1921 con l'ampliamento del vecchio Oratorio dedicato all'Assunta e la costruzione della Canonica in località Riola Vecchia prendeva il nome di Parrocchia di Santa Maria Assunta e San Giorgio di Montecavalloro. Chiesa tutt'oggi usata nel periodo estivo.

A partire poi dalla fine degli anni '70 con la costruzione della splendida Chiesa su progetto dell'architetto finlandese Alvar Aalto, al centro del paese di Riola oltre il fiume Reno e a fronte della Stazione FF.SS. è chiamata soltanto Parrocchia di Santa Maria Assunta di Riola.

A sottolineare la "bellezza" di questa Chiesa sorta dopo il concilio Vaticano II°, su cui tanto è stato scritto in tutto il mondo, a partire da quando nel 1966 venne conosciuto il progetto riteniamo opportuno e esaustivo riportare la poesia che il giornalista poeta Mauro Donini le dedicò nel 1978 appena inaugurata, dopo averla visitata.

 


Nella chiesa di Alvar Aalto                                                                

Dio non si vede                                                              lungo le acque limpide del fiume
in questa croce spoglia                                                  verso un misterioso destino
di legno lucido                                                               oltre quella finestra aperta sul mondo.
che l'uomo ha levigato                                                  In queste volte di cemento freddo
col pensiero rivolto al cielo                                          s'avverte l'amore caldo di un artista
a cercare la misura dell'eternità.                                 di un uomo vero
I chiodi sono infissi nella memoria                             che ha conosciuto la verità.
e il sangue lambisce l'anima                                        E sulle ceneri della mia giornata
rompendo il silenzio                                                      ho trovato l'amore
con un grido di morte                                                   la felicità vera
con un inno alla vita.                                                   nel lampo di irreale  
L'infinito è presente in questo tempio                         fiorito in un abbraccio soffice
e la materia si scioglie                                                  di cielo e terra
in volute di cielo azzurro                                              in quest'isola sconosciuta.


Visitando religiosamente la nostra Chiesa

Si è sempre detto che la Chiesa, ogni Chiesa, è la casa di Dio, il luogo d’incontro fra Dio e l’uomo, Luogo Santo che anticipa sulla terra l’esperienza del Paradiso.

Ebbene, Alvar Aalto, attraverso i suoi canoni artistici e cioè il rispetto della natura, l’armoniosa semplicità delle linee, l’inserimento della costruzione nel paesaggio e nell’ambiente è riuscito a svolgere il tema sacro in maniera mirabile. Ne è prova, per quanto riguarda la Chiesa, la descrizione che il libro dell’Apocalisse fa della Celeste Gerusalemme, cioè del Paradiso.

E’ basata su dodici fondamenti ed anche la nostra Chiesa è sostenuta da sei archi che ovviamente comportano dodici basamenti, simbolo dei dodici Apostoli ai quali Gesù ha dato il compito di predicare il Vangelo a tutte le genti.

Dice ancora l’Apocalisse; La città non ha bisogno di sole né di luna che la illumini perché la gloria di Dio l’ha illuminata ed il suo luminare è l’Agnello.

La luce naturale, simbolo dell’Amore di Dio, inonda tutto lo spazio sacro in modo che quando siamo in Chiesa possiamo meglio capire che come veniamo circondati dalla luce naturale, così dal punto di vista spirituale, se viviamo nella comunità cristiana, siamo immersi nell’amore di Dio già qui sulla terra in attesa di esserlo in maniera infinita ed eterna nel Paradiso.

E che dire del presbiterio e dei suoi elementi?

E’ una presentazione del mistero di Gesù che muore e Risorge.

La croce di legno ci ricorda infatti la sofferenza di Cristo, l’altare, blocco compatto di marmo tagliato   a forma di antico sarcofago, ci parla della sua morte e sepoltura.

 La croce, senza il Crocifisso, non appesa ma quasi emergente, semplice e solenne, dalla parete absidale ci ricorda che Cristo non è più in croce ma è risorto ed allora l’altare da tomba si trasforma in mensa; mensa di vita eterna per tutti i figli di Dio. La simbologia ed il messaggio sacro si rendono del tutto evidenti e comprensibili nel Battistero

Gesù ha detto a Nicodemo: se uno non nasce dall’acqua e dallo Spirito Santo non può entrare nel Regno di Dio.

Ed ecco Alvar Aalto utilizza l’acqua del fiume facendoci vedere il suo scorrere attraverso un’apertura, come in un quadro dal vero e concentra Sul fonte Battesimale la luce proveniente dalla sovrastante cupoletta di vetro, simbolo dello Spirito Santo che scende e prende dimora nel cuore del battezzato. Per quanto se ne sappia, non vi è nella cristianità battistero più eloquente. Nelle catacombe si trova una frase: Domus Trinitatis Lucis et Pacis. La casa della Trinità è luogo di luce e di pace. La nostra Chiesa è casa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Luogo di luce, luogo di pace.

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Visita alla chiesa di Alvar Aalto

Nel 1955 il Cardinal Lercaro diede l'incarico all'ufficio Nuove Chiese per dotare di edifici di culto soprattutto la periferia della città che si andava espandendo in seguito all'urbanizzazione.

Rilevando, però, l'appiattimento architettonico delle chiese, anonime e ripetitive, incaricò i tre maggiori architetti viventi di progettare  una chiesa. Questi erano: il francese Le Courbusier, il finlandese Aalto e il giapponese Tange. Ognuno di loro accolse l'invito e fece un progetto. Quello di Aalto è stato l'unico ad essere realizzato concretamente.

Egli pose delle condizioni:

1° voleva lavorare in mezzo alla natura, non in periferia;

2° voleva lavorare vicino ad un fiume.

Il Cardinale Lercaro, d'altro canto, voleva dare una chiesa a chi ne aveva la necessità e ad una parrocchia che fosse in condizioni finanziarie da poter sostenere l'onere della costruzione. Riola aveva tutte le premesse necessarie.

Alla chiusura del Concilio Vaticano secondo, Lercaro, tornando da Roma, si incontrò con Aalto a Firenze, nel Palazzo Strozzi, dove era stata allestita una mostra del maestro finlandese.

Nel gennaio del 1966 Aalto venne per la prima volta a Riola con lo scopo di esaminare il luogo dove avrebbe dovuto sorgere la chiesa.

E' evidente già nell'abbozzo l'ispirazione derivata dai tre monti delle nostre vallate, Montovolo, M. Vigese e M. Vigo, che vengono stilizzati nella sagoma esterna della facciata.

La luce,come si può notare copiosissima, è luce diffusa, carpita da grandi vetrate orientate a Nord affinché il risultato finale sia abbondante ma mai diretto. Anche per l'illuminazione notturna le sorgenti sono state inserite in modo tale da dare una luce soffusa, molto suggestiva. L'unica finestra a piano terra è "un quadro" sul fiume. E' posta nel  Battistero ed evoca il fiume Giordano. Questa parte è un locale appartato al quale si accede mediante gradini che scendono verso il basso, a simboleggiare l'immersione dei catecumeni nell'acqua del Battesimo e il loro risalire a nuova vita, rinati dall'acqua e dallo spirito. Sopra il fonte battesimale notiamo una cupoletta cuspide di cristallo trasparente; essa simboleggia la discesa dello Spirito Santo sui battezzati.

La forma della chiesa a "binocolo rovesciato" fa sì che tutte le linee prospettiche che la compongono convergano idealmente nel punto centrale della Croce, compreso il Campanile, a significare che Cristo è il centro a cui debbono convergere i fedeli. Se si osserva la chiesa dal fondo abbiamo idea della sua grandezza e l'altare ci appare lontano, ma se la si guarda dal presbiterio essa ci sembra più piccola e l'ingresso più ravvicinato.

Abbiamo di nuovo un chiaro simbolismo: la strada verso Dio e la salvezza è lunga, ma il Pastore Gesù, che ci aspetta, ci vede tutti molto vicini perché il nostro bene gli sta a cuore.

Osservando il plastico completo dell'opera possiamo constatare che l'architetto aveva previsto un complesso che avrebbe coperto tutto l'arco della vita umana. Infatti, oltre alla chiesa, alla Canonica e alle opere parrocchiali, Aalto aveva ideato anche un asilo e una casa di riposo: dall'alba al tramonto dell'esistenza terrena.

Progettata per la realizzazione in legno, che a parità di volume è più robusto del cemento, fu però eseguita dalla ditta Grandi Lavori del geom. Tamburini, con il permesso del maestro ancora vivente, utilizzando un cemento dalle caratteristiche tecnologiche particolari che rispettavano i volumi previsti da Aalto. Gli archi sono stati costruiti a pezzi, poi assemblati in loco e montati da una gigantesca gru. (Il primo di questi si ruppe durante il sollevamento perché l'oscillazione torceva e rompeva il cemento, in seguito furono adottati due bilanceri posti ai lati dell'arco che eliminarono il problema.

Tutti gli arredi e gli accessori, anche i più umili, maniglie, sgabelli, porte, vasi da fiori, tavoli, panche, sedie, lampade, sono stati costruiti su disegno dell'architetto.

Lo sperone esterno doveva contenere una tenda che non è stata realizzata per motivi tecnici e che aveva una funzione pratica: poter usufruire della mezza chiesa come aula di riunione.

L'artista finlandese, di religione luterana, ha voluto dare un rilievo particolare al Tabernacolo che si trova in un luogo ben visibile e indipendente, che aumenta ed evidenzia durante la celebrazione lo spazio che occupa solitamente. Le riforme del Concilio gli hanno dato ragione, ridimensionando una venerazione per i Santi, a volte vicina alla superstizione, per concedere più importanza all'Eucarestia. Questa chiesa non ha, perciò, altari laterali.

La cantoria è posta a lato della sala dell'assemblea, leggermente rialzata, ma non appartata. Quindi anche il coro è perfettamente inserito nella liturgia. Infine la larga porta d'ingresso, quando è aperta completamente, consente la visione di tutto il Sagrato, leggermente inclinato verso la chiesa per favorire, nelle grandi celebrazioni, anche gli ultimi fedeli che dal sagrato riescono a vedere l'altare. Inoltre, il fatto che per entrare in chiesa non si debbano salire dei gradini, ma anzi si percorre il Sagrato in pendio, deve suggerire un accoglienza più gradevole, quasi un abbraccio che ci porta alla Casa di Dio.

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